I bambini
leggono lo sguardo degli adulti ma non dei robot
DIANE RICHMOND
NOTE E
NOTIZIE - Anno XXIII – 06 giugno 2026.
Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale
di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a
notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la
sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici
selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori
riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.
[Tipologia del testo: RECENSIONE]
Un problema di grande
attualità negli USA, in Giappone e in altri paesi a grande sviluppo
tecnologico, ma per fortuna non ancora così grave in Italia, è costituito dal
tempo sempre più lungo che i bambini trascorrono in interazione con robot.
L’adozione di macchine umanoidi in funzione di baby-sitter sicuramente non è
una novità, ma oggi, da curiosità che riguardava le scelte eccentriche di pochi
ricchi, sta diventando un costume sempre più diffuso, che pone problemi
psicopedagogici e di sviluppo affettivo-emozionale. Inoltre, la possibilità di
osservare bambini nella prima infanzia interagire con queste persone
artificiali può aiutare a comprendere lo sviluppo della specificità di processi
del comportamento sociale umano.
Nell’interazione con
macchine realizzate per simulare comportamenti umani nella comunicazione, si è
notato che lo sguardo sembra avere un ruolo di orientamento molto importante
per i bambini. Federico Manzi e colleghi hanno indagato condizioni in cui
bambini italiani di 3-5 anni formano e attribuiscono le preferenze
nell’esposizione allo sguardo di persone umane e di automi elettronici umanoidi.
I risultati sono compatibili con le acquisizioni neuroscientifiche sulle
facoltà cognitivo-comunicative della prima infanzia.
(Manzi F. et al., Preschoolers attribute preferences in response to human but not robot
gaze.
International Journal of Child-Computer Interaction 48: 10082,
June 2026).
La provenienza degli autori è la seguente: Research Center on Theory of Mind and Social
Competences in the Lifespan, Department of Psychology, Università Cattolica del
Sacro Cuore, Milano (Italia); Research Unit on Psychology and Robotics in the Lisfespan, Department of Psychology, Università Cattolica
del Sacro Cuore, Milano (Italia); IRCCS, Fondazione Don Carlo Gnocchi, Milano
(Italia); Department of System Innovation, Osaka University, Toyonaka (Giappone); Institute for Advanced Study, Hitotsubashi University, Tokyo (Giappone); Ritsumeikan University,
Osaka (Giappone); Advanced
Telecommunications Research Institute International, IRC/HIL, Keihana Science
City, Kyoto (Giappone); Human-Robot Interaction
Laboratory, Department of Computer Science, Kyoto University, Kyoto (Giappone).
Il campione sottoposto
all’osservazione sperimentale era costituito da 58 bambini italiani di età
compresa tra i 3 anni e i 5 anni, ai quali si chiedeva di guardare dei video in
cui un robot o un essere umano rivolgeva lo sguardo a uno, in particolare, di
due oggetti presenti. Successivamente si chiedeva ai bambini quale oggetto
l’osservatore preferisse, in modo da esplorare l’abilità di attribuzione
della preferenza da parte dei piccoli volontari; e poi si chiedeva la
preferenza personale al bambino, per studiare la formazione della preferenza.
L’attribuzione della preferenza per
l’oggetto è stata valutata anche quale funzione della “Teoria della Mente” (in
riferimento, in particolare, alle false convinzioni) dei bambini e delle
attribuzioni di “stato mentale” (inferenza soggettiva) alla persona o al robot
visti nel video.
È emerso che i bambini,
coerentemente con quanto riferivano di pensare, attribuivano preferenze
basandosi sulle occhiate umane agli oggetti, mentre non tenevano conto degli
sguardi del robot, suggerendo così che essi interpretavano il movimento di
sguardo della persona come un segnale comunicativo pieno di significato,
probabilmente associato all’intenzionalità.
È interessante notare che
l’indicazione data dal rivolgere lo sguardo verso un oggetto, sia da parte
della persona che da parte dell’automa, non influenzava minimamente la
preferenza dei bambini. È ancora più importante sottolineare che l’attribuzione
di uno stato mentale alla persona – ma non al robot – prediceva il grado di
precisione dell’attribuzione di preferenza.
Non è stata rilevata alcuna
associazione tra la prestazione nei compiti di false-belief
e nelle risposte basate sullo sguardo, indicando che l’attribuzione di
preferenza esplicita può basarsi su processi socio-cognitivi, distinti dai
ragionamenti basati sulle credenze.
Questi risultati forniscono qualche
piccolo contributo alla conoscenza dell’interazione bambino-robot, suggeriscono
che lo sguardo da solo può non funzionare come stimolo comunicativo efficace
per i bambini dai 3 ai 5 anni, ed evidenziano l’importanza di strategie di
interazione evolutivamente informate per i sistemi robotici concepiti per le
esperienze interattive della prima infanzia.
L’autrice della nota ringrazia
la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle
recensioni di
argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito
(utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).
Diane Richmond
BM&L-06 giugno 2026
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